Si scrive fastweb, si legge fuffa (e telecom non è da meno)

Giorgio (io): “Buongiorno, vorrei passare da fastweb a telecom”

Operatore: “certo, i vantaggi sono innumerevoli…bla..bla..bla..”

Giorgio: “ho solo un problema, lavoro con internet, non posso stare senza… io sono disposto a pagare un mese di più del mio vecchio operatore ma non posso avere interruzioni”

Operatore: “non si preoccupi, massimo 24 ore, l’attivazione è contestuale..”

Giorgio: “sicuro?”

Operatore: “certo”

mercoledi ore 8.20 appuntamento con il tecnico –> il tecnico non si presenta

Giorgio: “salve, non è venuto nessuno…”

Operatore: “molto strano, le do il numero della ditta cui appaltiamo (appaltano???) le installazioni”

Giorgio: “salve signor appaltante, perchè non siete venuti?”

Appltante: “c’è stato un errore, ci vediamo emrcoledi prossimo”

Giorgio: “sob..ok”

mercoledi successivo –> arriva il tecnico, porta il modem

Tecnico: “tra due ore si autoconfigurerà tutto, è semplicissimo”

passano 10 ore..

passano 24 ore..

Giorgio: “salve applatante, perchè non ho la linea?”

Appaltante: “deve chiamare fastweb 192193″

Giorgio: “sob..ok”

Giorgio: “salve fastweb, perchè non ho la linea?”

Operatore: “salve, è colpa del tecnico”

Giorgio: “strano…lo richiamo”

Giorgio: “tecnico, fastweb dice che è colpa sua”

Tecnico: “mi sono informato, il problema è in centrale, quindi di telecom, quindi di fastweb”

viene venerdi–> giorgio si arrabbia

Giorgio:  “salve, io lavoro col web, mi serve la linea!”

Operatore: “e’ telecom che ha in mano il gioco, finchè non staccano non possiamo fare nulla”

Giorgio: “e perchè mi avete staccato telecom prima di attaccare fastweb”

Operatore: “ha sbagliato il tecnico”

Giorgio: “il tecnico dice che è un problema in centrale”

Operatore: “credo onestamente che avrà la linea venerdi prossimo”

Io spero davvero che questa esperienza serva a qualcuno, la lezione che ne traggo è la seguente: se avete una linea che funziona tenetela cosi! E soprattutto non affidatevi a fastweb la cui poca serietà è ad oggi provata

Libri Vs Blog: il valore della “pensata”

Lavoro e vivo coi blog, ma sono anche un accanito lettore. Stasera stavo riflettendo sui vantaggi di un buon libro, ipotizzando anche un confronto mentale con i blog. Credo che il punto più forte che fa la differenza sia il valore della pensata. Quello che un post di un blog condensa in poche righe (la tesi di questo post ad esempio è quella che i libri hanno un duplice valore), in un libro è enfatizzato in più dimensioni, da un lato tutte le micro-pensate contenute nei singoli paragrafi e capitoli, dall’altro il filo che unisce tutto e la conclusione che l’autore trae. Se analizziamo i contributi di economia&management questa differenza è molto evidente, questo mi fa pensare.. credo che i blog e il web-writing non vada visto come il futuro dei libri, si tratta di uno strumento diverso che prevede esperienze di fruizione e utilizzi molto differenti, anche dal lato “server” del cosa comunicare, questo spunto ad esempio merita un post, una riflessione strutturata sull’editoria digitale magari merita un libro. Solo sottigliezze lessicali? Io non credo.

Una Pasqua complessa

Si è mangiato troppo, come al solito. Il problema è lo strascico di peso che per una settimana pervade chi prova a vivere di sport. Venerdi e sabato pesanti a causa di una 3 giorni albarelliana con poco tennis e molti panini, la sera compleanno della morosa, e via di cena..

La Domenica si apre con il solito pranzo tortellino + costata (è andata quasi bene..) ma con l’insolito vino, troppo prosecco e si chiude baracca. Alle 16 sconfitta per la rugby rovigo e troppo freddo uccidono le ultime difese immunitarie rimaste, actimel soccombe. Il lunedi, per chiudere, pranzo leggero con l’amico di ritorno da Londra (la pizza con più olio mai mangiata in vita mia) e la sera replica del compleanno della morosa con compagnia2, piadine e dolce mandano “in vacca” tutto, infatti la notte non è stata semplice e la bilancia non è stata clemente, la dieta a zona comincia oggi, vi terrò aggiornati.

Vale la pena di lavorare?

Ce lo chiediamo in molti, e sempre più spesso. Ho la fortuna di confrontarmi quotidianamente con piccoli imprenditori e, sembra, le cose si fanno sempre più complesse. Dobbiamo di certo scontare una dose di commiserazione settoriale (se giri col SUV cosi male poi non ti va), ma a preoccupare sono i trend, e soprattutto l’aria che tira. Gli imprenditori, che piaccia o meno muovono il paese, sono demoralizzati. Problemi congiunturali (Usa, Europa) piegano l’economia, l’Italia aggiunge sale sulla ferita con:

- instabilità politica

- tassazione folle

Quando si dice che in Irlanda la tassazione è circa al 15% e in Inghilterra al 30% suona ovvio domandarsi che senso ha lavorare in Italia e per l’Italia, soprattutto se dirigi un’azienda o lavori come professionista. E’ in questo senso che vanno anche viste le esportazioni di capitale, nessuna fuga dall’Italia, semplice calcolo di convenienza. Mi hanno sempre insegnato che per avere bisogna dare, sembra che l’Italia stia tirando la corda con gli italiani, in tutti i settori, dalla sanità all’istruzione, dalla politica alla giustizia. Alla luce di questo chiedo: sono tutti furbetti del quartierino quelli che scappano o siamo polli noi a rimanere?

Borsa giù, io vendo

I soldi facili piacciono a tutti, una laurea in economia ti legittima a pensare che una buona azienda in salute sia necessariamente un buon investimento per il tuo capitale. Un anno fa ho messo quasi per scherzo pochissime migliaia di euro (meno della metà delle dita di una mano) in azioni, investendo su titoli che consideravo forti (Fiat, Poltrona Frau) e investendo soprattutto in un mercato ad alta volatilità (Esprinet, Tiscali etc..). Oggi le dita di una mano che ritrovo in banca sono molte di meno, un solo dito per la precisione. Una perdita del 50% in pochi mesi non è un dramma se hai investito pochi soldi, anche se ti rompe molto pensare che con quei soldi fumati potevi andare in vacanza, però se andava bene avresti fatto due settimane :-)

Io vendo, vendo perchè gli analisti sono incerti (e se sono incerti loro..), perchè il mercato USA deve ancora metabolizzare il costo delle case (in attesa di un altro -15%) ma vendo soprattutto per ribellarmi al circolo vizioso “se stai perdendo non vendere”.. la cosa che lascia l’amaro in bocca è però il fatto che quei 1.000 euro che io ho perso qualcuno se li sta bevendo in Coca&Havana, e soprattutto l’amaro aumenta quando penso che le performance dei mercati emergenti sono elevatissime.. le borse vanno male e le aziende italiane vanno male, bel casino..

Feed rss su outlook..me gusta!

Ho deciso, per scelta, di downgradare windows vista tornando al più stabile xp. Per lavoro invece mi torna molto utile il feed rss e, visto che non mi sono mai sottratto alla guerra degli standard, il desiderio odierno era quello di leggere i feed rss su outlook (non 2007 visto che l’ultimo partorito integra un reader), è con immensa soddisfazione che consiglio questo programmino che si installa in due secondi ed è subito pronto, non è invasivo e si integra al meglio (da solo) con il programma di mamma microsoft. Per molti gli rss sono sempre stati un problema a causa del reader, ora se usate outlook anche questo è superato.. :-)

Web 3.0: parola d’ordine mash-up

Quando parlano i guru possono succedere due cose, la prima è la possibilità che questi dicano una castronata gigante a causa di derive ventennali che si trascinano dal fatto che li ha resi guru, la seconda è l’immutata bontà delle loro idee con conseguente conferma dello status guadagnato. Tim berners Lee, inventore del world wide web, ha parlato. E’ stato cauto e intelligente, quindi ha sostanzialmente giocato a rischiare poco, ma ha parlato bene. Il tema è sempre lo stesso: google e futuro. Secondo Berners-Lee (di qui in poi BL) il futuro non si chiamerà per forza google, anche se di certo “Big G” parte in vantaggio.

Il futuro dovrebbe orbitare attorno a due grandi concetti: la semantica e il mash-up. Si tratta di due termini che gli studiosi (ma anche gli studenti) di web sentono ad anni alterni, grandi promesse spesso non mantenute. In poche parole si tratta di superare i link come sistema di connessione e fare un gran casotto con tutti i servizi esistenti al fine di arrivare ad una TOE (teoria del tutto) per il web. I link e l’ingegnoso sistema del page-rank ideato dai googlers sono tutto sommato delle semplificazioni che si basano su idee forti come “il link è un voto di preferenza” (..e se io invece linko un sito per dire che fa schifo?), migliorare questo sistema coinvolgendo applicazioni sociali e polisensoriali rappresenterebbe di certo un passo avanti per il web tutto. Proprio questa dimensione del coinvolgimento legittima il mash-up mentre la semantica si basa sulla comprensione automatica di concetti meno forti dei link, basati sostanzialmente sulla personalizzazione e profilazione comportamentale utilizzando dati storici della navigazione sul web (nostra e dei nostri simili).

Non sappiamo se il tempo è stato galantuomo e siamo ora pronti per queste applicazioni, e non sappiamo nemmeno se a dominarle sarà google e se fra 5 anni parleremo ancora di blog e social network, sappiamo però che la direzione è questa: integrazione delle piattaforme e convergenza tanto di device quanto di servizi. Una nuova sfida?

Non si diventa regina per caso

Nei miei studi di marketing ho sfiorato anche il database marketing, scienza affascinante ma troppo matematica, una delle pagine che però mi è rimasta impressa era legata al database marketing..delle formiche. Dopo un breve recupero informativo su google ho scoperto che siamo di fronte ad un ramo scientifico vero e proprio che studia le ant colonies. Leggo qui:

 Negli ultimi anni si è diffuso un innovativo modo di inventare tecniche per risolvere problemi di
progettazione ed ottimizzazione: lo studio dell’ingegneria della natura, cioè lo studio di come dati
certi vincoli ambientali, l’evoluzione abbia creato la forma di vita ottima per quei vincoli. La
comprensione di questi meccanismi ha permesso, per analogia, lo sviluppo di nuovi algoritmi e il
loro adattamento a problemi completamente diversi da quelli in cui sono originariamente stati
osservati. Gli algoritmi naturali hanno un forte fascino per l’ingegnere, perché mentre la natura ci
mette milioni di anni per far evolvere una forma di vita ottima, un buon calcolatore multi-processore
può far durare questa evoluzione pochi giorni.
Uno dei più affascinati fenomeni di organizzazione osservabili in natura è una colonia di formiche:
sono dappertutto, se c’e’ un panino incustodito lo trovano in poco tempo, in ancora meno tempo lo
hanno ricoperto e a fine picnic non ce n’è più traccia. Per quanto piccole siano, le formiche trovano
sempre la via più breve e più agevole per ritornare a casa (anche senza un corso di ricerca
operativa sanno bene cos’è la soluzione di costo minimo). L’algoritmo che formalizza il
comportamento delle formiche prende il nome di Ant Colony Optimization (ACO) ed è stato
introdotto nel 1992 da Marco Dorigo del Politecnico di Milano. L’argomento presenta un numero
impressionate di technical paper, che oltre a descriverlo ed espanderlo, ne formalizzano le più
comuni applicazioni pratiche.

Ma soprattutto leggo su televideo che anche le formiche sono egoiste, uno studio ha dimostrato che la probabilità di divenire regina è influenzata dal dna che i “formichi” trasferiscono ai nuovi nati, la scoperta è interessante perchè i modelli organizzativi hanno sempre pensato al processo di selezione della formica regina come casuale, in realtà ora è tutto da capire come il dna possa influenzare il processo.. cool!

Trovare un lavoro, crearsi un lavoro

Il tema del placement, job o chiamatelo come volete è uno di quegli argomenti che autorizzano le persone alla “disperazione precoce da luogo comune”. Siamo tutti consapevoli che la vita è difficile, il mondo va male, la politica fa schifo e il grande fratello non lo guarda nessuno (che suona un pò come “figliolo hai peccato?” “No padre, ma dico tante bugie”). Ne parlavo oggi a pranzo con una persona che di lavoro segue anche le risorse umane, se il lavoro non c’è, è il caso di inventarselo. Sicuramente ci sono delle condizioni preliminari di privilegio da elencare

- avere un titolo di studio spendibile

- essere intreprendenti

- non avere l’acqua alla gola

- avere fiducia in sé stessi

Manifestando vera solidarietà a chi non può partire da queste condizioni di privilegio mi piacerebbe ragionare sugli altri, quelli che si lamentano ma potrebbero fare, quelli che hanno paura.  Decidere di crearsi un lavoro è una scelta complicata e per nulla scontata ma assolutamente meno complessa a farsi oggi rispetto a 30 anni fa.Viviamo l’economia dei servizi, frenetico passaggio epocale in cui c’è moltissimo da fare (soprattutto nel campo della tecnologia e dell’informatica) e ci sono pochissime persone che lo sanno fare, e molti che si vendono bene ma sono “dei cani”. L’assenza di proporzionalità diretta tra titolo di studio e bontà del futuro lavoro è un ulteriore rampa di lancio per chi decide di provare ad invertire la rotta lasciando gli altri a lamentarsi davanti all’ennesimo aperitivo offerto da papà. Quanto costa imparare, ad esempio, a fare video aziendali per youtube? Niente, basta un pò di creatività e una telecamera low cost (è uno dei vantaggi della rete..non servono più apparecchi stratosfericamente complessi). Quanto costa aprire un blog dove iniziare a mostrare i propri lavori? Quanto costa sbattersi ed andare dalle aziende che lavorano col web a presentare le proprie idee? Diciamo 1.000 euro in tutto? Esageriamo e diciamo 2.000?

Se non c’è lavoro è forse il caso di ripensarsi per evitare che qualcuno ripensi la nostra professionalità blindandola con l’ennesimo co.co.pro.. se però al posto di rischiare (non è detto che vada bene) vogliamo morire a 700 euro al mese allora il lavoro non manca..

Porta a porta: quanto pesa quella bacchetta?

Ieri sera il palinsesto ha offerto una interessante contemporaneità momentanea tra il grande fratello e porta a porta. Con il media attivo sulle ginocchia (il pc) e quello passivo in sottofondo ho goduto distrattamente le performance di Storace e Diliberto mentre ho alzato gli occhi e riso di gusto quando Totti è entrato nella casa del grande fratello, si è creata una dimensione di normalità che ha forse restituito al reality una legittimazione che mancava da qualche anno, è servito un calciatore romanesco per risvegliare la serata, intenso anche il momento di vita vera con pianti e crisi di Silvia. Passando alla bacchetta di Vespa le cose non migliorano, anzi. Diliberto e Storace, Angius e Feltri permettendo, hanno dato vita ad un noioso teatrino che conferma il mio rifiuto per la politica, molto più interessanti i sondaggi del sondaggista impronunciabile. Partiamo dall’inizio: Diliberto lascia il posto all’operaio (sempre Thyssen, come bollino di qualità) e si lancia in un discorso su ideali e politica da brivido, da quanto era finto. A destra c’è il problema del fascista che non rinnega e che genera imbarazzi di sorta, come dice Gattuso “chi nasce quadrato non muore tondo”, ma non credo nemmeno che un nostalgico possa minare la democrazia, e forse in parlamento si è visto di peggio tra i moderati (la coca in hotel è molto cool). I sondaggi, dicevamo, pare che il 20% degli italiani sia decisamente indeciso sul da farsi, sono quelli che decideranno le elezioni e che probabilmente sono contesi dai 6X3 di Berlusconi e Veltroni e dalla voce di Grillo che più si avvicinano le elezioni e più diviene paragonabile all’oracolo di Delfi. Intanto io oggi parlo all’università, sono molto felice di farlo a 24 anni per dire quello che avrei voluto sentirmi dire due anni fa quando studiavo, a volte è sucesso a volte no. Dice Ligabue “gli occhi del bambino, quelli non li danno proprio indietro mai..” e forse anche gli occhi di chi può insegnare quello che avrebbe voluto imparare, in questi due o tre anni di possibile didattica pura meglio non perdere occasioni.

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