Porta a porta: quanto pesa quella bacchetta?
Inserito in 10 Marzo 2008
Nella categoria Attualità, Imparare, Politica
Ieri sera il palinsesto ha offerto una interessante contemporaneità momentanea tra il grande fratello e porta a porta. Con il media attivo sulle ginocchia (il pc) e quello passivo in sottofondo ho goduto distrattamente le performance di Storace e Diliberto mentre ho alzato gli occhi e riso di gusto quando Totti è entrato nella casa del grande fratello, si è creata una dimensione di normalità che ha forse restituito al reality una legittimazione che mancava da qualche anno, è servito un calciatore romanesco per risvegliare la serata, intenso anche il momento di vita vera con pianti e crisi di Silvia. Passando alla bacchetta di Vespa le cose non migliorano, anzi. Diliberto e Storace, Angius e Feltri permettendo, hanno dato vita ad un noioso teatrino che conferma il mio rifiuto per la politica, molto più interessanti i sondaggi del sondaggista impronunciabile. Partiamo dall’inizio: Diliberto lascia il posto all’operaio (sempre Thyssen, come bollino di qualità) e si lancia in un discorso su ideali e politica da brivido, da quanto era finto. A destra c’è il problema del fascista che non rinnega e che genera imbarazzi di sorta, come dice Gattuso “chi nasce quadrato non muore tondo”, ma non credo nemmeno che un nostalgico possa minare la democrazia, e forse in parlamento si è visto di peggio tra i moderati (la coca in hotel è molto cool). I sondaggi, dicevamo, pare che il 20% degli italiani sia decisamente indeciso sul da farsi, sono quelli che decideranno le elezioni e che probabilmente sono contesi dai 6X3 di Berlusconi e Veltroni e dalla voce di Grillo che più si avvicinano le elezioni e più diviene paragonabile all’oracolo di Delfi. Intanto io oggi parlo all’università, sono molto felice di farlo a 24 anni per dire quello che avrei voluto sentirmi dire due anni fa quando studiavo, a volte è sucesso a volte no. Dice Ligabue “gli occhi del bambino, quelli non li danno proprio indietro mai..” e forse anche gli occhi di chi può insegnare quello che avrebbe voluto imparare, in questi due o tre anni di possibile didattica pura meglio non perdere occasioni.
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