Porta a porta: quanto pesa quella bacchetta?

Ieri sera il palinsesto ha offerto una interessante contemporaneità momentanea tra il grande fratello e porta a porta. Con il media attivo sulle ginocchia (il pc) e quello passivo in sottofondo ho goduto distrattamente le performance di Storace e Diliberto mentre ho alzato gli occhi e riso di gusto quando Totti è entrato nella casa del grande fratello, si è creata una dimensione di normalità che ha forse restituito al reality una legittimazione che mancava da qualche anno, è servito un calciatore romanesco per risvegliare la serata, intenso anche il momento di vita vera con pianti e crisi di Silvia. Passando alla bacchetta di Vespa le cose non migliorano, anzi. Diliberto e Storace, Angius e Feltri permettendo, hanno dato vita ad un noioso teatrino che conferma il mio rifiuto per la politica, molto più interessanti i sondaggi del sondaggista impronunciabile. Partiamo dall’inizio: Diliberto lascia il posto all’operaio (sempre Thyssen, come bollino di qualità) e si lancia in un discorso su ideali e politica da brivido, da quanto era finto. A destra c’è il problema del fascista che non rinnega e che genera imbarazzi di sorta, come dice Gattuso “chi nasce quadrato non muore tondo”, ma non credo nemmeno che un nostalgico possa minare la democrazia, e forse in parlamento si è visto di peggio tra i moderati (la coca in hotel è molto cool). I sondaggi, dicevamo, pare che il 20% degli italiani sia decisamente indeciso sul da farsi, sono quelli che decideranno le elezioni e che probabilmente sono contesi dai 6X3 di Berlusconi e Veltroni e dalla voce di Grillo che più si avvicinano le elezioni e più diviene paragonabile all’oracolo di Delfi. Intanto io oggi parlo all’università, sono molto felice di farlo a 24 anni per dire quello che avrei voluto sentirmi dire due anni fa quando studiavo, a volte è sucesso a volte no. Dice Ligabue “gli occhi del bambino, quelli non li danno proprio indietro mai..” e forse anche gli occhi di chi può insegnare quello che avrebbe voluto imparare, in questi due o tre anni di possibile didattica pura meglio non perdere occasioni.

E’ un’Italia piccola cosi

Non so se Obama sia un buon politico, di certo però la sua comunicazione è un fenomeno dirompente, bello, divertente. I vip si muovono per lui ed il web si muove per i vip in un caso di comunicazione post-tecnocratica. La Clinton ha un suo perchè e Ma-Cain completa il quadro con la sua baldanzosa e laccata americanità. L’America si diverte, i candidati si divertono. La domanda del sabato sera rodigino è stata: cosa voto? Una discussione tutt’altro che animata fondata sullo scoramento di chi ha votato a sinistra e la vede male e di chi ha votato a destra e non è poi cosi attratto da un programma troppo populista per essere vero. C’è chi dice che Berlusconi e Veltroni siano già d’accordo per un governo di coalizione, io non so se sia bene o male ma due fantini sono troppi per un cavallo stanco come quello italiano. Se strappare il programma altrui è una pagliacciata, credo lo sia anche candidare la telefonista e l’operaio, colpi di teatro di una bassezza incredibile, conditi dal ctrl+v dello slogan di Obama. Perchè uno dei due candidati non ha detto: il mio governo avrà tutti ministri sotto i 50 anni! oppure 50% donne!. La realtà è che la politica italiana prova ad innovare la propria comunicazione ma mescola le carte e non parla più ad un popolo ma a pochi fedeli Orwelliani che ancora non si sono ribellati a quella che non è più una classe dirigente amica. La politica è completamente slegata dal paese, se la corda dovesse spezzarsi però non credo che gli effetti sarebbero piacevoli, una moltiplicazione del fenomeno Grillo e  l’auto-organizzazione popolare porterebbero all’ingovernabilità e solo di rimando alla caduta dei privilegi per i nostri politici, anche se a loro interessa il secondo concetto, è il caso che per il bene del primo qualcuno cambi marcia.

Festa della donna, che palle

Ho molto rispetto per le donne, credo però che ieri sera sia andata in scena come ogni anno la fiera del patetico, oltre che la festa del fioraio. Sono molto categorico perchè credo che l’essere umano femminile non abbia bisogno di auto festeggiarsi commemorando con finti eventi quello che è stato. Lascerei ai politici altri problemi e alle donne altre giornate (tutte le giornate dell’anno magari) ma dare a questa festa tutto il risalto che ha mi sembra una forzatura.

Mi piacerebbe che le ragazze avessero la creatività di organizzarsi come gruppo sociale in altri momenti, le rimpatriate in stile cena di classe che ieri sera campeggiavano per i bar e le discoteche più cool mi hanno davvero demoralizzato. Oleosi personaggi da b-movie (nei due locali che ho visto io sembravano presi dalla palestra dietro l’angolo) e mimose (un fiore a mio avviso oggettivamente brutto) per una festa che a mio avviso offende la donna. Dalla festa della donna a San Valentino, il comandato mi uccide, quasi quanto i falsi romantici pronti a difendere a spada tratta la donna ed il suo ruolo sociale come pilastro della società e bla bla bla.

Meno mimose e più posti in parlamento, ad esempio.



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