Libri Vs Blog: il valore della “pensata”
Lavoro e vivo coi blog, ma sono anche un accanito lettore. Stasera stavo riflettendo sui vantaggi di un buon libro, ipotizzando anche un confronto mentale con i blog. Credo che il punto più forte che fa la differenza sia il valore della pensata. Quello che un post di un blog condensa in poche righe (la tesi di questo post ad esempio è quella che i libri hanno un duplice valore), in un libro è enfatizzato in più dimensioni, da un lato tutte le micro-pensate contenute nei singoli paragrafi e capitoli, dall’altro il filo che unisce tutto e la conclusione che l’autore trae. Se analizziamo i contributi di economia&management questa differenza è molto evidente, questo mi fa pensare.. credo che i blog e il web-writing non vada visto come il futuro dei libri, si tratta di uno strumento diverso che prevede esperienze di fruizione e utilizzi molto differenti, anche dal lato “server” del cosa comunicare, questo spunto ad esempio merita un post, una riflessione strutturata sull’editoria digitale magari merita un libro. Solo sottigliezze lessicali? Io non credo.
Non si diventa regina per caso
Nei miei studi di marketing ho sfiorato anche il database marketing, scienza affascinante ma troppo matematica, una delle pagine che però mi è rimasta impressa era legata al database marketing..delle formiche. Dopo un breve recupero informativo su google ho scoperto che siamo di fronte ad un ramo scientifico vero e proprio che studia le ant colonies. Leggo qui:
Negli ultimi anni si è diffuso un innovativo modo di inventare tecniche per risolvere problemi di
progettazione ed ottimizzazione: lo studio dell’ingegneria della natura, cioè lo studio di come dati
certi vincoli ambientali, l’evoluzione abbia creato la forma di vita ottima per quei vincoli. La
comprensione di questi meccanismi ha permesso, per analogia, lo sviluppo di nuovi algoritmi e il
loro adattamento a problemi completamente diversi da quelli in cui sono originariamente stati
osservati. Gli algoritmi naturali hanno un forte fascino per l’ingegnere, perché mentre la natura ci
mette milioni di anni per far evolvere una forma di vita ottima, un buon calcolatore multi-processore
può far durare questa evoluzione pochi giorni.
Uno dei più affascinati fenomeni di organizzazione osservabili in natura è una colonia di formiche:
sono dappertutto, se c’e’ un panino incustodito lo trovano in poco tempo, in ancora meno tempo lo
hanno ricoperto e a fine picnic non ce n’è più traccia. Per quanto piccole siano, le formiche trovano
sempre la via più breve e più agevole per ritornare a casa (anche senza un corso di ricerca
operativa sanno bene cos’è la soluzione di costo minimo). L’algoritmo che formalizza il
comportamento delle formiche prende il nome di Ant Colony Optimization (ACO) ed è stato
introdotto nel 1992 da Marco Dorigo del Politecnico di Milano. L’argomento presenta un numero
impressionate di technical paper, che oltre a descriverlo ed espanderlo, ne formalizzano le più
comuni applicazioni pratiche.
Ma soprattutto leggo su televideo che anche le formiche sono egoiste, uno studio ha dimostrato che la probabilità di divenire regina è influenzata dal dna che i “formichi” trasferiscono ai nuovi nati, la scoperta è interessante perchè i modelli organizzativi hanno sempre pensato al processo di selezione della formica regina come casuale, in realtà ora è tutto da capire come il dna possa influenzare il processo.. cool!
Porta a porta: quanto pesa quella bacchetta?
Ieri sera il palinsesto ha offerto una interessante contemporaneità momentanea tra il grande fratello e porta a porta. Con il media attivo sulle ginocchia (il pc) e quello passivo in sottofondo ho goduto distrattamente le performance di Storace e Diliberto mentre ho alzato gli occhi e riso di gusto quando Totti è entrato nella casa del grande fratello, si è creata una dimensione di normalità che ha forse restituito al reality una legittimazione che mancava da qualche anno, è servito un calciatore romanesco per risvegliare la serata, intenso anche il momento di vita vera con pianti e crisi di Silvia. Passando alla bacchetta di Vespa le cose non migliorano, anzi. Diliberto e Storace, Angius e Feltri permettendo, hanno dato vita ad un noioso teatrino che conferma il mio rifiuto per la politica, molto più interessanti i sondaggi del sondaggista impronunciabile. Partiamo dall’inizio: Diliberto lascia il posto all’operaio (sempre Thyssen, come bollino di qualità) e si lancia in un discorso su ideali e politica da brivido, da quanto era finto. A destra c’è il problema del fascista che non rinnega e che genera imbarazzi di sorta, come dice Gattuso “chi nasce quadrato non muore tondo”, ma non credo nemmeno che un nostalgico possa minare la democrazia, e forse in parlamento si è visto di peggio tra i moderati (la coca in hotel è molto cool). I sondaggi, dicevamo, pare che il 20% degli italiani sia decisamente indeciso sul da farsi, sono quelli che decideranno le elezioni e che probabilmente sono contesi dai 6X3 di Berlusconi e Veltroni e dalla voce di Grillo che più si avvicinano le elezioni e più diviene paragonabile all’oracolo di Delfi. Intanto io oggi parlo all’università, sono molto felice di farlo a 24 anni per dire quello che avrei voluto sentirmi dire due anni fa quando studiavo, a volte è sucesso a volte no. Dice Ligabue “gli occhi del bambino, quelli non li danno proprio indietro mai..” e forse anche gli occhi di chi può insegnare quello che avrebbe voluto imparare, in questi due o tre anni di possibile didattica pura meglio non perdere occasioni.