Leggera indignazione
Riflettevo ieri in auto con i miei amici (che sono meno superficiali di quello che sembrano) sul fatto che la nostra politica è sfiduciante da far schifo. Io non so se Berlusconi si è ridisegnato la mappatura processuale a suo pro, e tutto sommato non voglio saperlo, cosi come non so se la magistratura è politicizzata. So però che non credo in questa politica e mi trovo a subirla al 100% senza la voglia di intervenire o dire la mia a causa della sopraffazione percepita e a causa di un mondo che sembra ed è troppo distante da quello delle persone reali, dalla vita di tutti i giorni.
Alla luce di questo l’unica richiesta che mi sento di fare non è certo di prender parte alla torta, quanto piuttosto che il costo della torta per noi italiani sia il più contenuto possibile, per il resto “speriamo bene”
Porta a porta: quanto pesa quella bacchetta?
Ieri sera il palinsesto ha offerto una interessante contemporaneità momentanea tra il grande fratello e porta a porta. Con il media attivo sulle ginocchia (il pc) e quello passivo in sottofondo ho goduto distrattamente le performance di Storace e Diliberto mentre ho alzato gli occhi e riso di gusto quando Totti è entrato nella casa del grande fratello, si è creata una dimensione di normalità che ha forse restituito al reality una legittimazione che mancava da qualche anno, è servito un calciatore romanesco per risvegliare la serata, intenso anche il momento di vita vera con pianti e crisi di Silvia. Passando alla bacchetta di Vespa le cose non migliorano, anzi. Diliberto e Storace, Angius e Feltri permettendo, hanno dato vita ad un noioso teatrino che conferma il mio rifiuto per la politica, molto più interessanti i sondaggi del sondaggista impronunciabile. Partiamo dall’inizio: Diliberto lascia il posto all’operaio (sempre Thyssen, come bollino di qualità) e si lancia in un discorso su ideali e politica da brivido, da quanto era finto. A destra c’è il problema del fascista che non rinnega e che genera imbarazzi di sorta, come dice Gattuso “chi nasce quadrato non muore tondo”, ma non credo nemmeno che un nostalgico possa minare la democrazia, e forse in parlamento si è visto di peggio tra i moderati (la coca in hotel è molto cool). I sondaggi, dicevamo, pare che il 20% degli italiani sia decisamente indeciso sul da farsi, sono quelli che decideranno le elezioni e che probabilmente sono contesi dai 6X3 di Berlusconi e Veltroni e dalla voce di Grillo che più si avvicinano le elezioni e più diviene paragonabile all’oracolo di Delfi. Intanto io oggi parlo all’università, sono molto felice di farlo a 24 anni per dire quello che avrei voluto sentirmi dire due anni fa quando studiavo, a volte è sucesso a volte no. Dice Ligabue “gli occhi del bambino, quelli non li danno proprio indietro mai..” e forse anche gli occhi di chi può insegnare quello che avrebbe voluto imparare, in questi due o tre anni di possibile didattica pura meglio non perdere occasioni.
E’ un’Italia piccola cosi
Non so se Obama sia un buon politico, di certo però la sua comunicazione è un fenomeno dirompente, bello, divertente. I vip si muovono per lui ed il web si muove per i vip in un caso di comunicazione post-tecnocratica. La Clinton ha un suo perchè e Ma-Cain completa il quadro con la sua baldanzosa e laccata americanità. L’America si diverte, i candidati si divertono. La domanda del sabato sera rodigino è stata: cosa voto? Una discussione tutt’altro che animata fondata sullo scoramento di chi ha votato a sinistra e la vede male e di chi ha votato a destra e non è poi cosi attratto da un programma troppo populista per essere vero. C’è chi dice che Berlusconi e Veltroni siano già d’accordo per un governo di coalizione, io non so se sia bene o male ma due fantini sono troppi per un cavallo stanco come quello italiano. Se strappare il programma altrui è una pagliacciata, credo lo sia anche candidare la telefonista e l’operaio, colpi di teatro di una bassezza incredibile, conditi dal ctrl+v dello slogan di Obama. Perchè uno dei due candidati non ha detto: il mio governo avrà tutti ministri sotto i 50 anni! oppure 50% donne!. La realtà è che la politica italiana prova ad innovare la propria comunicazione ma mescola le carte e non parla più ad un popolo ma a pochi fedeli Orwelliani che ancora non si sono ribellati a quella che non è più una classe dirigente amica. La politica è completamente slegata dal paese, se la corda dovesse spezzarsi però non credo che gli effetti sarebbero piacevoli, una moltiplicazione del fenomeno Grillo e l’auto-organizzazione popolare porterebbero all’ingovernabilità e solo di rimando alla caduta dei privilegi per i nostri politici, anche se a loro interessa il secondo concetto, è il caso che per il bene del primo qualcuno cambi marcia.